Riflessioni un po’ a casaccio…

Sono giorni che ci penso, leggo commenti e rifletto ma non riesco ancora bene a metter insieme tutto.
La situazione è complessa e ha talmente tanti punti di vista che l’analisi risulta difficile.

Le voci sono molte, sull’hockey non posso esprimermi non avendo le conoscenze necessarie e nemmeno in realtà di tutto quello che sta dietro.

Partiamo da quello dei miei sentimenti. È inutile nascondere che da quella conferenza stampa ho subito uno scostamento. Da una parte ero fermamente convinta del lavoro di Cereda e Duca, che secondo me facevano miracoli con i soldi a disposizione. Avrebbero messo sotto contratto altri giocatori sé avessero potuto? Sicuramente! Avrebbero magari scelto un altro tipo di hockey con giocatori più tecnici? Forse. Rimango quindi convinta di quel che hanno fatto rispetto a quello che potevamo permetterci ( e dal lato finanziario la colpa non può essere data a loro), qualcosa magari si poteva far meglio e altro sarebbe potuto andare peggio. Mi sono però divertita in questi anni, ho visto l’emozione legata all’Ambrì rinascere e in fondo credo che i risultati attuali confermino che per quello che c’era a disposizione, i risultati erano comunque buoni. Torno a ripetermi che probabilmente con altre capacità finanziarie, ma anche altre condizioni di vita per uno sportivo, gli acquisti sarebbero stati diversi. Molti nomi non li avremmo più visti nella nostra squadra… Ma andava fatta di necessità virtù.
Inoltre, il salto di qualità poteva forse esser fatto sé non ci fosse stato il periodo COVID, cosa che non ha permesso ora di reinvestire nella squadra. I calcoli erano stati fatti senza poter prevedere l’ arrivo di una pandemia, la quale ha ritardato probabilmente di qualche anno il possibile sviluppo sportivo.

Insomma da quella conferenza ho sentimenti contrastanti fra il voler vincere o il perdere per dimostrare qualcosa. Ma poi mi rendo conto che qui l’importante è l’Ambrì e non le singole persone. Non nascondo però, che mi ci vorrà del tempo per digerire il tutto. So anche che alcune persone la vedono invece diversamente e ritengono che si poteva far di più nell’allestimento della squadra o nel gioco, rispetto queste varie opinioni che fanno parte dello sport dove ogni risultato può esser letto da diverse angolazioni e la riprova non c’è.

Ora passo a tutte le voci, idee, commenti che si leggono. Sicuramente è lecito darsi  l’obiettivo di costruire e migliorare negli anni. Credo poco però alla possibilità di giocarsi tutti gli anni i play off. Credo di più a qualche exploit fine a sé stesso dopo aver gettato delle basi un po’ più solide di ora – quindi se la situazione finanziaria lo permetterà –  e in caso di una stagione ” perfetta”. Ricordo anche che in uno sport di squadra ci sono i cicli, che anche chi vince il campionato quando finisce il suo ciclo deve quasi ripartire da zero e ricostruire, prima di rivivere la stessa chimica.

Quindi, comprendo l’idea che sé si vuole essere più competitivi servono sponsor, ma allo stesso tempo mi chiedo fino a che punto ha senso per  l’Ambrì. Metterei un limite nel caso si voglia snaturare l’organizzazione. Sotto la parola snaturare ci possono essere diversi fenomeni : nuovo branding, nuovo tipo di divertimento ( americanizzato), commercializzazione del prodotto ottimizzata al massimo con conseguente aumento dei costi o riservato ad una élite  ad esempio. Trovo invece necessaria una gestione professionale. Capisco anche parzialmente  l’aumento dei costi e il tentativo di monetizzare su diversi fronti. Mi auguro però che lo sport rimanga a portata di tutti, cosa che ( già) mi sembra non sia più. Qui però darei più la colpa al sistema, alla mancanza di tetti salariali ecc. che l’Ambrì ha già più volte lottato per aver.

Ora, a mio modo di vedere la bilancia deve rimanere in equilibrio quindi se si vogliono più risultati, in una situazione dove i bravi giocatori sono pochi, bisogna spendere di più. Ciò significa aumento di costi per i tifosi, aumento di sponsor magari a scapito di… , professionalità, ottimizzazione, taglio dei costi ove meno necessari.

Un grande lavoro da una parte che deve essere fatto in maniera professionale e che comunque in parte è stato fatto e andrà continuato a fare anche in futuro, un sacrificio probabilmente in più per i tifosi, sia di identità che di borsellino.

Importante, a mio modo di vedere, è capire quale è il limite giusto ed equilibrato per quella squadra che in fondo se abbiamo scelto, è perché non è come le altre.



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