Eh si ! Ci sono arrivato anch’io ai 70 anni, pian pianino, anno dopo anno, partita dopo partita. In barba a tutti quelli che mi davano già per spacciato dopo il primo By-pass. Sarà mica per qualche problema finanziario o per qualche risultato sportivo poco esaltante che io mi lascio andare e mollo tutto è? Son giunto alla terza età, a rischio infarto, ma ci sono e il mio cuore in fondo è ancora bello forte.
Certo che ne ho di cose da raccontare. Certo che di storie, emozioni, volti ed espressioni ne ho vissute e viste molte e sarebbe impossibile stare qui a raccontarvele tutte. Credo che ogni mio tifoso ha le sue, che si tiene stretto, dal ricordo di un giocatore come McCourt, Kamensky o Petrov a un episodio come la coppa svizzera vinta o la finale contro il Lugano con i giocatori in ginocchio sul ghiaccio quando tutto era ormai finito. Se fossero i miei tifosi a raccontare la mia vita mi direbbero di quando prendevano i treni speciali per venire a vedermi o di quando hanno festeggiato la vittoria in un derby. E poi tra le lacrime mi parlerebbero di quello che io rappresento per loro, di quanto si sono commossi vedendo un giovane ticinese marcare il suo primo gol in lega nazionale A o leggendo in testa alla classifica il mio nome, e di quando hanno capito che sono speciale grazie agli occhi lucidi di Domenichelli dopo uno storico quarto di finale perso.
È vero, qualche ruga l’ho, ma mi sento ancora in forma, pronto ad andare avanti portandomi dietro tutti questi istanti che i miei tifosi e non, si portano nel cuore. Eh si, chissà se voi che avete dato il via a tutta questa storia pensavate che un giorno nel lontano 2007 qualcuno avrebbe ricordato quel momento e vi avrebbe ringraziato per avermi messo al mondo. Chissà, papà, se vi rendevate conto che stavate cominciando a scrivere una storia che sarebbe poi diventata leggenda, che stavate creando una piccola cosa che poi sarebbe cresciuta e diventata grande. Chissà se pensavate che dopo 70 anni sarei stato li, tra le migliori squadre svizzere, senza aver vinto neanche un campionato, ma con la laurea di campione d’Europa che ha permesso di scrivere una tra le più belle pagine dell’hockey svizzero. Io, sì proprio io, il vostro bambino. Cosa? Non ci credete? Eh invece si, sono salito sul tetto d’Europa, per un momento la piccola squadra della valle ha messo in fila le grandi squadre europee. Eh si… ne ho fatte di cose in questi 70 anni.
Chissà se pensavate che avrei avuto anche tifosi che non parlano il dialetto della Leventina e che avrei potuto giocare in una pista coperta, fredda, ma coperta. E che ancora nel 2007 qualcuno avrebbe avuto la vostra stessa passione. Chissà se pensavate che io sarei riuscito a far felice migliaia di persone, che le avrei fatte innamorare e che non mi avrebbero mai lasciato per tutta la vita. Chissà se pensavate che il Lugano sarebbe diventato più forte di me, che avrebbe vinto diversi campionati, ma che il più amato, sarei sempre stato io.
Non credo che potevate immaginarvi tutto questo, vi avrebbero preso per matti, vi avrebbero detto di ritornare con i piedi per terra. Ma se qualcuno di voi l’ha pensato, o perlomeno sognato, non era un pazzo, era semplicemente uno che credeva che i sogni qualche volta diventano realtà. E poi, in fondo, allora cosa dovrebbero dire di quelli che nel 2007 si immaginano che nella loro vita mi vedranno vincere un campionato. Dovrebbero rinchiuderli. Pazzi.
Pfiuuuuuuuuuuuuuuu….. ecco ce l’ho fatta , le ho spente tutte e 70, non ho quasi più fiato. E il desiderio? Espresso anche quello.. “vincere il campionato”… Sarò pazzo? Del resto avrò pur preso qualcosa da voi, papà.
@ 4 gennaio 2007
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